Mi chiamo Camilla Ponzano, sono architetto, mamma, moglie e attivista urbana: dove altri vedono luoghi abbandonati,
io vedo invece progetti e possibilità. Ragiono e attivo processi di rigenerazione urbana indistintamente con l’uomo della
strada e con chi frequenta convegni accademici di livello internazionale (in italiano, in francese, e a volte pure in
genovese, quando serve…), facendoli interagire e dialogare. Un giornale locale di Genova mi ha definito “un ponte
culturale”.
Nel 2015, dopo l’ennesima tentata violenza ai danni di una ragazzina in un luogo abbandonato di Genova, ho fondato
con 4 amici l’associazione #riprendiamociGenova. L’associazione si dedica alla promozione sociale e svolge attività di
valorizzazione di luoghi, siti e immobili d’interesse artistico, storico, sociale, pubblico o commerciale, promuovendo e
sostenendo il riuso di spazi o di edifici pubblici e privati abbandonati o sottoutilizzati.
L’esperienza maturata nell’apertura di luoghi abbandonati mi ha insegnato ad ascoltare in profondità la gente e a
cercare di tradurne i bisogni: mi riferisco in particolare al processo di rivitalizzazione del tessuto urbano attivato
all’interno del mercato di Corso Sardegna, un grande contenitore che ogni giorno ricorda ai genovesi la disperazione
delle alluvioni, le morti che si potevano evitare, il glorioso passato della città e la grande povertà che oggi ingabbia
molte persone. Ho quindi un’attitudine a pormi come mediatore tra diverse parti, a scomporre problemi complessi in
modo semplice e sintetico, senza mai ridurne la complessità, ma traducendone per tutti la portata.
Le parole sono importanti, poiché nelle parole risiedono le intenzioni, da cui si deve poi passare ai fatti: e di cose, ne
succedono, quando si riescono a muovere masse critiche di popolazione verso il senso di responsabilità al bene comune
e verso la felicità che si prova nel dargli il giusto valore.
Sono anche consigliere della Fondazione Lorenzo Garaventa, che promuove, sostiene e celebra le arti e gli artisti, con
rassegne d’arte e esposizioni. Sono convinta che l’arte e la cultura, componenti indispensabili del welfare e opportunità
per generare coesione e crescita futura, siano da un lato un locomotore per la crescita economica di un sistema urbano e,
dall’altro, possano creare nuove pratiche di quotidiano, migliorando la vita della comunità.
Oltre ad aver lavorato in studi d’architettura a Milano e Parigi, mi sono occupata di rinaturalizzazioni di paesaggi
agricoli desertificati e di progetti ambientali (“Metrobosco”, un progetto di cintura verde attorno a Milano sviluppato
dal Multiplicity Lab di Stefano Boeri e Giovanni La Varra presso il Politecnico di Milano). Divoro articoli e giornali,
perché tra le pieghe delle città e nel loro presente colgo speranze e tendenze; ho una buona memoria per quanto riguarda
i fatti e i volti; sono una dettaglista non per pignoleria, ma per deformazione, perché per studio e professione ho
imparato a non tralasciare nulla e soprattutto a guardare la realtà da molteplici punti di vista e a diverse scale (passo
agevolmente dalla visione 1:1 a 1:500.000). Non faccio politica, ma sono politica, perché tutto è Politica.